L’argentino Diego Milito non ha la faccia del calciatore. Cioè, se la gente non sapesse che “Milito è Milito” lo scambierebbe per l’elettricista, il commesso del negozio di scarpe, il cuoco al ristorante, al massimo l’istruttore di tango. E invece no: Milito, con quella faccia lì, è un idolo come pochi. Un idolo triste, per carità, ma pur sempre un idolo. Dal divano di casa sua – rivestito come lo rivestirebbe uno qualunque -, Diego mostra il gambone ferito, gonfio, livido, il gambone di uno che forse non giocherà più ad alto livello. E lo fa col sorriso di chi sa come si affrontano le cose. Butta là frasi  a Garrone del “Libro Cuore”, e lo fa col cuore, appunto. Il suo. «Ringrazio tutte le persone che mi stanno riempiendo di messaggi e affetto. Ringrazio il presidente Moratti, i miei compagni e tutta l’Fc Inter, ringrazio tutti i colleghi che mi hanno contattato, ringrazio il Genoa Cfc, l’Ac Milan, l’Acf Fiorentina e tutte le altre società per le belle parole… ma soprattutto ringrazio tutti i tifosi nerazzurri che in queste ore mi stanno facendo commuovere. Tutto questo affetto mi dà una carica incredibile e ce la metterò tutta per tornare il prima possibile in campo. Un abbraccio e grazie».

Qui termina la parte strappalacrime della faccenda e inizia quella più terrena, realista, preoccupante per chi carezza i colori nero e azzurro. Diego Milito compirà 34 anni a giugno, se tutto va bene rientrerà verso la fine dell’anno. L’Inter sapeva bene che era necessario affiancare un nuovo talento al Principe per programmare il passaggio del trono, ma pensava di poterlo fare con calma, a giugno. Moratti s’è mosso alla grande, ha opzionato il talentino della Samp Icardi: arriverà la prossima estate. Ora no, non arriverà nessuno, perché il mercato è chiuso e quindi: o ti butti sugli svincolati (che in quanto tali evidentemente non sono affidabilissimi) o ti arrangi con quel che hai in casa.

Al momento Strama può fare affidamento su Palacio e Cassano. Stop. E Rocchi, certo, il rinforzo giunto da Roma. Troppo poco per sperare di raggiungere gli obiettivi stagionali che «restano immutati», parola di Moratti. E sono «Europa League e terzo posto». E allora viene da pensare a Livaja e Longo, i baby nerazzurri lontani da Appiano per motivi diversi. Ma sono ragionamenti del giorno dopo e prendersela con Branca, operatore di mercato, non è corretto. Anche perché lo stesso Branca ha voluto e acquistato (col grano del patron, ci mancherebbe) Mateo Kovacic, croato di 19 anni che alla prima da titolare ha conquistato tutti. È prematuro paragonarlo a Veron, ma in meno di 90 minuti ha dimostrato di avere attributi e idee sufficienti per sfondare.

E Cambiasso: «L’infortunio di Diego ci dà responsabilità in più: portare il nostro uomo Champions nella competizione che merita». E non sarà facile, ché domani c’è la Fiorentina, poi il ritorno col Cluj e tra 8 giorni il derby. Qualcuno vuole sapere del futuro di Esteban: «Il mio contratto? Firmo quel che vogliono. Come sempre». C’è chi spalma e chi non spalma…

 

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