Mauro Icardi, in Spagna hanno addirittura parlato di visite mediche a fine anno con il Real Madrid.

Sciocchezze.

Vabbé, se però Real, Bayern e Psg arrivassero con i soldi della clausola e un contratto in bianco, lei che farebbe?

Ho già risposto più volte, non è il momento di fare certi discorsi, e non sono poi io a gestire queste cose.

Ma la clausola diventerebbe operativa solo con il suo sì.

Non è però ancora arrivato nessuno (ride, ndr). Sia chiaro, io sto bene a Milano, lo sanno tutti. Amo la città, gioco, faccio tanti gol e sono il capitano di un grandissimo club: sono cose importanti per me. Alle questioni di mercato devono pensarci gli altri, a me interessa il campo, devo pensare solo a fare il mio dovere, cioè segnare e aiutare la squadra. C’è Wanda che parla con la società.

Si parla di rinnovo, di clausola troppo bassa. Ma lei vuole restare davvero a Milano?

La clausola l’ha messa l’Inter, non so se è bassa o alta. E le mie intenzioni, ripeto, sono chiare: voglio vincere qualcosa con questa maglia. In futuro, quando arriverà eventualmente il momento di offerte o altro, dovranno tutti andare a parlare con l’Inter, con Piero (Ausilio, ndr) e col presidente, e lì si vedrà.

Insomma, se non è l’Inter a «sacrificarla»…

Io qui a Milano sto bene!

Ausilio dice che farete tantissimi rinnovi.

Ne abbiamo già fatti tanti in effetti. Ne arriveranno altri allora (ride, ndr). A Piero piace trattare con Wanda, è un amore-odio fra di loro.

Mai un tentennamento in questi anni. Sempre l’Inter nella sua testa nonostante gli scarsissimi successi. Dove nasce l’amore per questo club?

Colpa di Adriano e Martins. Da ragazzino giocavo sempre con l’Inter alla playstation: Adriano era devastante e Martins era velocissimo. Mi piaceva poi il fatto che molta Argentina avesse fatto la storia dell’Inter. Non ero tifoso a quei tempi, ma fu così che i colori nerazzurri iniziarono a entrarmi in testa. Poi, c’è un’altra storia che mi legò molto all’Inter. Un giorno, quando vivevo alle Canarie, alcuni amici di famiglia andarono a Milano in vacanza e fecero pure il tour di San Siro. Tornarono con due berretti, uno dell’Inter e uno del Milan. Erano per me e un mio amico: scelsi io per primo e presi quello dell’Inter, senza il minimo dubbio. Ecco forse proprio in quel momento diventai tifoso. Fu decisamente emozionante quando Moratti in persona mi volle a tutti i costi, ingaggiandomi dalla Samp.

Torniamo all’attualità: cos’è cambiato rispetto all’anno scorso? Gli uomini sono in gran parte gli stessi…

E’ cambiato l’ambiente attorno alla squadra, in tutti i sensi. E gran parte del merito va a mister Spalletti e al suo feeling coi dirigenti.

Ci descriva Spalletti allora.

Ha una personalità molto forte, sa trasmetterti subito ciò che lui vuole e ritiene giusto. Ha aiutato moltissimo lo spogliatoio, è entrato nelle nostre teste, ha cambiato già parecchie cose in questo breve periodo.

Si parla di un lavoro eccezionale sul campo.

Sul campo quasi tutti gli allenatori lavorano bene. Spalletti è sicuramente un grande in questo senso, ma la differenza è soprattutto fuori dal campo, per questo parlavo di ambiente diverso, di clima migliore. L’anno scorso siamo andati in ritiro con Mancini, poi è arrivato De Boer a pochi giorni dall’inizio del campionato, quindi via De Boer ed ecco Pioli. Oggi invece è tutto più chiaro attorno alla squadra, e questo ha dato tranquillità alle varie componenti, tutti sono messi nelle condizioni di lavorare nel miglior modo possibile. Si è visto fin dal ritiro estivo…

Lo scatto nell’era Spalletti è sembrato soprattutto mentale: la squadra è sempre viva, compatta, reattiva. L’anno scorso bastava un piccolo ostacolo per crollare sotto ogni punto di vista. Sensazione giusta?

Secondo me quando le cose fuori dallo spogliatoio non sono chiare si crea sempre un po’ di confusione, e questa confusione si sposta poi dappertutto. Si è avvertita forte l’anno scorso fra giocatori, staff e dirigenti. Insomma, non raccogli certo dei premi quando non si risolvono in partenza determinati problemi.

Cosa deve dire Juventus-Inter?

Deve dare continuità a ciò che abbiamo dimostrato finora. Non siamo primi per caso, ma dobbiamo vivere questa serata come una tappa di un lungo giro. In palio ci sono sempre tre punti, non dimentichiamolo mai. Poi, certo, conosciamo il significato di una sfida simile, bisogna però affrontarla con intelligenza, senza perdere di vista i nostri obiettivi.

E’ un’Inter da scudetto?

Il nostro scudetto è entrare in Champions, questo ci ha chiesto la società, questo è l’obiettivo da non fallire.

I tifosi però sognano…

E’ giusto che loro vivano un simile sogno, noi però abbiamo il dovere di essere concreti e di tenere i piedi per terra. Portiamo a casa il traguardo Champions, poi se a tre-quattro giornate dalla fine saremo ancora là davanti, allora inizieremo a pensare a cose ancora più grandi. Con Mancini girammo primi alla fine del girone d’andata, eppure chiudemmo male, al quarto posto (che allora non regalava la Champions, ndr).

Perché dovrebbe finire meglio quest’anno?

C’è la mentalità giusta da parte di tutti. Noi siamo calmi, concreti, sicuri, ora serve che anche i tifosi sappiano darci una mano in questo senso.

L’anno scorso Juve-Inter ebbe un finale molto nervoso: espulso Perisic, poi squalificato pure lei per un pallone lanciato molto vicino a Rizzoli. Che clima ci sarà a Torino domani sera?

Beh, se capita quello che è accaduto l’anno scorso il mister ci taglia la testa… La tensione ci giocò brutti scherzi. Ma oggi sappiamo gestire ogni situazione, ne sono certo. C’è la mentalità giusta per affrontare una gara del genere.

E’ il miglior Icardi di sempre?

No, il meglio deve ancora venire.

Stiamo però vedendo un attaccante completo, che segna a raffica senza far contemporaneamente mancare cuore e gambe al servizio della squadra.

Qui conta molto il lavoro del mister in settimana, è la conseguenza di ciò che ci dice sempre, ogni giorno, ovvero predisporsi a fare una cosa in più per il compagno, per aiutare la squadra. Spalletti è un martello su certi concetti, e non è casuale che dalla panchina escano sempre giocatori motivatissimi, coinvolti.

Media-gol impressionante la sua: di questo passo può attaccare il record di Higuain.

L’anno scorso ho fatto 24 gol e non abbiamo raccolto niente. Certo, voglio fare tantissime reti, ma solo se utili a riportare l’Inter dove deve stare, in Champions per intenderci.

Icardi è oggi un top player di livello mondiale? O le manca qualcosa?

Mi manca l’Europa. Per essere al top devo giocare a certi livelli. La Serie A è un grande campionato, però giocare la Champions è un ulteriore step fondamentale, necessario.

Il Mondiale l’aiuterà?

Sicuro, lì ci sono tutti i più grandi del pianeta. Se verrò convocato, avrò un’opportunità unica.

E’ stato a lungo «emarginato» dai vari c.t. argentini: ha mai avuto la tentazione di dire sì all’Italia? Prandelli avrebbe fatto carte false per lei.

No, sono argentino e ho sempre sognato la maglia della Seleccion. Ho raggiunto il mio traguardo e ora voglio pure vincere per il mio Paese.

Dicono che Sampaoli si sia arrabbiato per il suo forfait alle ultime amichevoli…

Stupidate! In Argentina si scrivono tante cose pur di vendere, cose spesso non vere.

Maradona proprio non la sopporta.

È stato un mito in campo, ma non so che rispondergli. Non lo conosco come uomo, conosco suo figlio e so varie cose, ma non parlo di chi non frequento personalmente. Maradona ha la fissa con me… Cavoli suoi!

Mauro Icardi ha un modello?

Non ho mai guardato molto calcio in generale. In ogni modo il mio idolo è sempre stato Batistuta, poi a Barcellona mi piaceva tantissimo Eto’o.

Lei è di Rosario. Pure Messi viene da lì.

Leo era incuriosito dal fatto di ritrovare a Barcellona un ragazzino di Rosario, iniziammo a parlare insieme proprio per questo motivo. E poi tifiamo entrambi Newell’s Old Boys.

A proposito di Barcellona, cosa non ha funzionato in quella sua esperienza?

Quel tipo di gioco, con tanti piccoletti fra virgolette, non faceva per me. Ricordo che anche Ibrahimovic si trovò malissimo lì. Mi resi subito conto che con le mie caratteristiche non avrei trovato spazio in prima squadra. Poi arrivò la Samp e mi propose un campionato che sentivo molto più mio.

Tevez dice che la Serie A è l’università per gli attaccanti.

Ha ragione, chi segna qui, fa gol ovunque.

Metta in fila le grandi del campionato.

Lassù la novità siamo noi in questi ultimi anni, l’intrusa è l’Inter in un certo senso (sorride, ndr). Juve, Napoli e Roma dominano da vari campionati, in particolare la Juventus vince da sei anni consecutivi. Noi ci stiamo comunque bene in gruppo, stiamo costruendo qualcosa di importante, siamo vicini a quei livelli e dobbiamo proseguire su questa strada, senza fare proclami, ma convinti di aver appunto intrapreso la strada giusta.

Fonte articolo: fcinter1908.it